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Verso Casa e La trilogia dello sguardo

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Immagino un uomo correre in strada.

Lo vedo scappare con il bottino ed una pistola. Lo vesto sciattamente, gli assegno gli occhi felici di un ragazzo. Dietro di lui, con lui, mano nella mano, una bambina lo segue. Ridono, vivi in un mondo prediletto. Sono un palo al quale attaccarmi quando non riesco a trovare la luce. Sono la mia serenità, contro il dolore, le ferite negli occhi della gente, la paura. Sono una lunga arma invisibile per toccare il cuore, ed io la voglio usare, voglio scuoterlo e farlo battere forsennatamente.

Insieme a loro vivo in una notte d'autunno, dove posso scoprire cosa sia un sorriso, urlarlo forte al cielo; con loro posso aggrapparmi ad uno spigolo inesistente, avendo tutta la forza necessaria a farlo. Grazie a loro immagino di tenere una mano in grembo, scoprire dolci capelli da lisciare, di avere dentro un sole di fuoco e calore da impazzire. E che esista vita lenta, giorni infiniti che mai dimenticheremo. Ricordi da abbracciare al calore di una coperta e speranze da conservare sotto al cuscino. Per loro desidero il cento per cento di fiducia e l'abolizione completa degli ipocriti; insieme a loro chiedo di amare la vita, ciò che c'è, due labbra perfette che si sfiorano e poi si stirano in un bellissimo quadro, ogni giorno, senza limiti d'età, senza giudizi, né padroni, religioni o droghe.

E' in fondo sogno di giocare, all'alba come alla sera, senza fine.

E' sogno libertà, per tutti e sempre.

E' con loro due che tutto questo accade. Adesso.

Prima che sia troppo tardi.

Verso Casa

Note di regia

Il film parla della purezza dello sguardo, della gioia di vivere e della possibilità di farlo, oggi, allontanandosi da modelli di vita che ci relegano schiavi e sofferenti, in vite che non amiamo. Credo profondamente che l'esistenza sia fatta per perseguire la felicità, non attraverso cose, ma attraverso i rapporti, la qualità della vita. Nel corso degli anni ci siamo circondati di molte cose, oggetti: oggi tutto questo appare così superfluo, perchè manca la capacità di apprezzare le cose più semplici, come invece lo sguardo puro, che io amo chiamare “della meraviglia”, proprio dei bambini, sa fare. Dovremmo curare la nostra capacità di stupirci di fronte alla meraviglia semplice di tutti i giorni, anche fosse solo per la bellezza di poter osservare il mondo, vivere la vita. Nina, la bambina protagonista del film, vive un immaginario parallelo rispetto al mondo dei grandi, è un immaginario che passa dal suo sguardo e che potremmo chiamare "fantastico". Il film è un tentativo di dimostrare come quello sguardo sia l'unico reale, e come invece il mondo adulto si cibi di un falso immaginario. Ecco, credo che in fondo il film parli di questo.

La trilogia dello sguardo

Verso Casa, è il secondo capitolo di una trilogia che amo chiamare "dello sguardo". Se è pur vero che tutto il Cinema è un grande ragionamento intorno al senso principe della vista, tuttavia in questi tre film, attraverso queste tre storie, cerco di analizzare come lo sguardo ci sia entrato nelle vene, con l'avvento della fotografia alla fine del diciottesimo secolo (Imago), come uno sguardo puro ci possa salvare, mostrandoci la bellezza e la gioia che non sappiamo vedere (Verso Casa) e - nell'ultimo film - quanto lo sguardo, il piacere voyeuristico, ci restituisca realtà parziali, rendendo le immagini false, misitificatorie (Entomo). In sostanza il primo film parla dell'origine dello sguardo per come lo viviamo nella contemporaneità, il secondo dello sguardo primitivo ed il terzo dello sguardo adulto.  

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