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Manchester Film festival - Production award

The Imago ha quindi vinto il premio alla miglior produzione al Manchester international Film festival 2015.

Certo, vincere un premio rappresenta sempre un grande traguardo. In modo particolare quando questo riconoscimento viene all'interno di una manifestazione di altissima qualità, (i miei complimenti agli organizzatori). Esere riusciti a vincere, inoltre, con un film in lingua Inglese, prodotto da una casa di produzione Italiana, in Inghilterra, è un pò come battere il Brasile al Maracanà di Rio. Tanti sono quindi i motivi di soddisfazione. I film in concorso erano straordinari, per livello produttivo (il production value medio era molto alto, sintomi di un buon livello globale di investimenti) e profondità delle narrazioni, qualità visiva. Vorrei consigliare a tutti di vedere un film straordinario, indipendente, realizzato in Spagna, a Bercellone, da un produttore acuto, Aritz Cirbiàn. A lui vanno tutti i miei complimenti. Il film è "The long way home", in lingua originale El camino mas largo a casa. Vi prego, se state leggendo questo post, cercate di passare 90 minuti in compagnia di questo racconto, ne vale la pena e vi rimarrà nel cuore.

Mi guardo introno al Maniff, tutti i film sono stranieri. La povertà narrativa nostrana è palese nei contesti internazionali. Non sappiamo più narrare, non sappiamo esportare, non sappiamo far vedere i sogni. Beh, motivo di orgoglio in più, posso dire. Eppure il cinema, questo Moloch informe, si muove, continua ad essere capace di rinnovarsi, raccontare, innovare, stupire. E capisco perchè sono qui. C'è un mondo, fuori, che respira forte, che alla paura, alle crisi economiche, all'odio, alle differenze, risponde con creatività, utlando gioia al cielo, realizzazione, possibilità. 

The Imago è stato l'unico film italiano in concorso (su oltre 2.000 film ricevuti dal festival) e quello premiato con la miglior produzione.

Il premio alla miglior produzione va a coloro che hanno saputo dare il massimo in ogni campo. E' stato valutato il nostro lavoro complessivo.

Siate fieri, lo dico a quelli che si sono voluti imbarcare insieme a me in questa traversata solo apparentemente folle.

Siate fieri perchè la scelta fatta ci ha portato lontano, ad essere riconosciuti, ad essere selezionati, ad essere apprezzati. A diventare vincenti. In direzione ostinatamente contraria.

E non c'è sapore più zuccherino. Buon dolce, ragazzi.  

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Raccontare o morte

Eppure c'è qualcosa che non convince. Fare questo mestiere è una scelta, questo è indubbio. Che si faccia con l'obiettivo pecunario in testa è falso. Non abbiamo passaporto americano. Che questo lavoro causerà sempre una sequela di problemi personali, familiari, economici, di salute, psicologici è altrettanto conclamato.

Nel novantanove per cento dei casi il genere umano si rivolge a te guardandoti come un essere alieno in un mondo di folli. I folli che fanno parte del tuo mondo si rivolgono a te come a un confessore, un risolutore, un analista. Tua moglie si rivolge a te come un'apparizione istantanea in un mare di assenza. Le tue figlie ieri lasciavano le poppate, verso le prime pappe. Oggi si rivolgono a te per la paghetta e lasciano il ragazzo. Nel frattempo Il tempo che impiegherai a raccontare la storia che devi raccontare (e che hai scelto) sarà speso fra tribolazioni, maledizioni e bestemmie. E questa lista non proprio lusinghiera vale per tutti, nessuno escluso, i produttori, registi, creatori di cinema.

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La differenza della croisette

Blando, attraversando una variegata umanitá suddivisa in caste, mi dirigo verso il festival più mondano e modaiolo del pianeta. Ci sono quelli in smoking e occhiali da sole (e sono tanti), piazzati intorno ai tappeti rossi, vero luogo del delitto del festival. Fra poco la Kidman e Tim Roth sfileranno, con facce meste, per la prima di Grace. Forse hanno il presagio del flop. Poi ci sono quelli che cercano disperatamente un biglietto, un last minute per entrare a vedere un film che non resterá negli annali. Anche questi sono tanti, accalcati intorno alle transenne, perennemente dotati di camera, telefonino o ipad, a immortalare le nuche delle moltitudini anismanti di fronte a loro.

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Perchè The Imago

L'immagine fa parte di noi, sin da quando nasciamo. La nostra epoca, da tempo, convive con l'immagine, il che ci ha consentito di avere una memoria collettiva basata sulle stesse immagini. La funzione mediante dell'immagine ci consente di conoscere realtà di cui altrimenti non avremmo esperienza. E questo è forse il punto principale del mio piccolo ragionamento, ovvero che l'immagine ci trasmette solo una porzione dell'esperienza, eppure si pretende come reale. E' parziale, come tutti i racconti, e non oggettiva, come tutti i punti di vista. Ma per decenni è stata assegnata a questa forma d'arte relativamente giovane (circa 170 anni fa nasceva la fotografia) una funzione assoluta, veritiera.

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“The Imago”: il racconto

Glasshouse, una strada londinese nel paese medievale di Sillico

 

Il cinema ha un tocco magico, il cinema trasforma.Blog the imago 02

Nel comune di Pieve Fosciana c'è un borgo di origine medievale, Sillico, situato sulla vetta di un monte.
È un paese immerso nel silenzio (in quel silenzio che solo la montagna con i suoi spazi verdi può regalare) e che incanta i visitatori grazie al suo panorama mozzafiato.
Non conta molti abitanti, considerate le sue dimensioni; ma i pochi che ha sono di una splendida cordialità!
Questo piccolo borgo, con le sue stradicciole quiete e le sue case legate tra loro in un abbraccio di pietra, ha lasciato spazio nel mese di novembre al viavai e alla frenesia di una troupe cinematografica al lavoro.

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Metropolis: le storie

 

Ci sono storie ben raccontate che quando le ascoltiamo siamo sicuri che ci rimarranno in testa.

Metropolis storie

Funziona proprio così: il nostro cervello, di fronte ad una bella storia, si mette in moto immediatamente, c'è poco da fare. Tutti hanno una storia, perché tutti hanno una vita, ma ciò non significa che tutti sappiano o vogliano raccontare storie nuove. Spesso non troviamo qualcuno che ascolta e allora le nostre storie rimangono lì, in testa, in attesa di occasioni migliori.

Senza dubbio chi siamo di per sé è già una storia, così come quello che vorremmo diventare...

 C'è un video, che sta in quel grande archivio di storie dei nostri giorni che è Youtube, e che ha come protagonista il grande Tonino Guerra. Il video ha come titolo "Tonino Guerra spiega il suo mondo ai giovani" e dura sui cinque minuti (minuti che di certo non finiscono tra i minuti sprecati di una vita). 

Il Maestro, come consiglio ai giovani scrittori o sceneggiatori (ovvero agli amanti di storie) dice delle belle e semplicissime parole: 

<<Non ti puoi presentare a un regista come Fellini, come Tarkovskij, come Rosi, o come Angelopoulos, come Taviani o come De Sica o Monicelli, dicendo "c' ho una storia". Ne devi avere almeno cento di storie. Devi essere tu, pieno. Il problema non è quello che tu devi dare ad un altro... prima di tutto devi riempire te... Allora se tu sei pieno e trabocchi, di fiori o di idee o messaggi, può darsi che sei utile. >>

Il lavoro in una squadra permette di essere perennemente in contatto con le storie di altri, che ogni tanto emergono in superficie e chiedono una condivisione. 

La mission di Metropolis ("scrivere storie e raccontarle in una maniera incredibile") è ambiziosa e traccia fedelmente il profilo di questa casa di produzione cinematografica, ne comunica, possiamo dire, immediatamente il DNA.


Nel momento in cui stiamo scrivendo, The Imago è la storia che sta richiedendo da parte di tutto il team le maggiori energie. Trattandosi di un film è una storia che contiene molte storie: è una strada molto larga che, se la si percorre, può aprire tanti altri percorsi secondari.

Per fare quello che vogliamo fare c'è bisogno di competenze, e queste ultime richiedono tempo
"Imago è un modo visionario di affrontare un argomento complesso ma affascinante come la crudeltà dell'essere umano." E' questo il pensiero di una delle colonne portanti dello staff, ovvero Stefano Bellandi, supervisore e operatore agli effetti speciali. "Parlando di storie, a me personalmente piacciono quelle fantastiche, dove si racconta qualcosa che non è reale. Mi spiego: per me il cinema deve essere emozione ma anche intrattenimento e fantasia. Sono tre componenti che, a mio giudizio, si fondono bene insieme."
"Metropolis – continua – è un centro di aggregazione creativa. È un laboratorio dove si sperimenta e si produce, e spesso si sperimenta producendo. È una fucina che è cresciuta con gli anni e parte, come tutte le fucine, dalla passione e non dai progetti. Tutto comincia con la passione di raccontare storie. Devo dire che è nata lentamente questa struttura perché per fare quello che vogliamo fare c'è bisogno di competenze, e queste ultime richiedono tempo. La preparazione ha sempre bisogno di tempo. Abbiamo sofferto tanto prima di riuscire a creare un team unito dalla passione. Perché ci lega la passione, sì, o forse è meglio dire l'intenzione, cioè il desiderio di raggiungere un obiettivo comune. Ognuno mette la propria competenza in quello che fa e tutti rispettiamo le competenze degli altri. Ci tengo a dire questo: per noi è più importante mantenere un team unito piuttosto che abbracciare un progetto ad ogni costo. Se il team è unito e lavora con serenità il progetto sicuramente avrà maggiori possibilità di risultare efficace, altrimenti il progetto stesso rimarrà una mera applicazione di tecnica.

Noi ci concentriamo sull'apporto non sul rapporto, sull'apporto umano che ognuno riesce a dare perché sappiamo che se il piano a cui lavoriamo non si nutre delle esperienze delle singole anime del team, allora non vive."

Giacomo Ramacciotti

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