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Raccontare o morte

Eppure c'è qualcosa che non convince. Fare questo mestiere è una scelta, questo è indubbio. Che si faccia con l'obiettivo pecunario in testa è falso. Non abbiamo passaporto americano. Che questo lavoro causerà sempre una sequela di problemi personali, familiari, economici, di salute, psicologici è altrettanto conclamato.

Nel novantanove per cento dei casi il genere umano si rivolge a te guardandoti come un essere alieno in un mondo di folli. I folli che fanno parte del tuo mondo si rivolgono a te come a un confessore, un risolutore, un analista. Tua moglie si rivolge a te come un'apparizione istantanea in un mare di assenza. Le tue figlie ieri lasciavano le poppate, verso le prime pappe. Oggi si rivolgono a te per la paghetta e lasciano il ragazzo. Nel frattempo Il tempo che impiegherai a raccontare la storia che devi raccontare (e che hai scelto) sarà speso fra tribolazioni, maledizioni e bestemmie. E questa lista non proprio lusinghiera vale per tutti, nessuno escluso, i produttori, registi, creatori di cinema.

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Mutazioni Cinematiche

Seconda giornata di festival, workshop e incontri. Cannes si conferma essere un ossimoro, fervente e sdraiata allo stesso tempo. Il sole di fine maggio che sta omaggiando questa parte di mondo rende ogni cosa migliore, gioiosa. It's cinema power! Oggi è la giornata del pamphlettone Turner, di Mike Leigh (noto al secolo per Segreti e Bugie del 1996), la storia del noto pittore inglese di inzio '800. Produzione multimilionaria. Chissà quanto sarà costato questo effetto speciale di soleggiata allegria agli studios. Chissà se, domani, quando incomincieranno ad atterrare sulla croisette i film polacchi, turchi, italiani, avremo - non potendoci permettere altro - pioggia e depressione. Tutta questione di budget. Per inciso, un film italiano medio si attesta intorno ai due milioni di euro di budget. Uno inglese (o francese) circa cinque. Uno medio americano 10. Holliwood 50...

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La differenza della croisette

Blando, attraversando una variegata umanitá suddivisa in caste, mi dirigo verso il festival più mondano e modaiolo del pianeta. Ci sono quelli in smoking e occhiali da sole (e sono tanti), piazzati intorno ai tappeti rossi, vero luogo del delitto del festival. Fra poco la Kidman e Tim Roth sfileranno, con facce meste, per la prima di Grace. Forse hanno il presagio del flop. Poi ci sono quelli che cercano disperatamente un biglietto, un last minute per entrare a vedere un film che non resterá negli annali. Anche questi sono tanti, accalcati intorno alle transenne, perennemente dotati di camera, telefonino o ipad, a immortalare le nuche delle moltitudini anismanti di fronte a loro.

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La Storia della Carta a Lucca

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La fabbricazione della carta a Lucca ha origini molto lontane nel tempo ed è strettamente legata alla ricchezza di acqua presente nel territorio.

Una prima importante traccia è datata 1307, anno in cui viene creata la Corporazione dei Cartolai a Lucca. I Cartolai si dedicavano alla produzione di carta pergamena per scrivere (prodotta con il vello degli animali - ovini e caprini - anche chiamata cartapecora) e producevano soprattutto carta e libri, tra i quali spiccavano i cosiddetti libri di ragione, utilizzati dai mercanti per segnarvi l'amministrazione.
Nel 1400 l'attività dei Cartolai cessa e, nel contempo, a Bagni di Lucca comincia a diffondersi la carta ottenuta con gli stracci.
La prima vera cartiera a Lucca nasce nella metà del '500 opera di Vincenzo Busdraghi. La sede è un vecchio mulino, attrezzato e restaurato, grazie anche all'aiuto economico della famiglia nobile lucchese Buonvisi. Per circa un secolo questa rimane l'unica cartiera nel territorio lucchese.
Intorno alla metà del '600 alcune importanti famiglie nobili lucchesi, ed in particolare la famiglia Biagi, cominciano a dedicarsi al business della carta e, alla fine del secolo, nello Stato di Lucca si contano ben 8 cartiere: la cartiera Buonvisi, la cartiera Montecatini a Piegaio, la cartiera Biscotti a Villa Basilica, la cartiera Tegrimi a Vorno, la cartiera del capitano Francesco Pacini a Villa Basilica, la cartiera Grassi, la cartiera di Anchiano e la cartiera di Collodi.
Tra queste, un ruolo preminente l'acquista, nel tempo, la cartiera di Tegrimi di Vorno, che, oltre a essere la più grande a produrre carta di migliore qualità, grazie forse all'ottima acqua della zona, è quella che più di ogni altra lavora per l'esportazione, e che proprio per questo acquista maggior prestigio: un primato che ingenera malesseri e invidie nei cartai di Villa.
In questo periodo le cartiere dell'area lucchese sono generalmente su tre piani, che corrispondono alle fasi di lavorazione della carta: al pianterreno ci sono il tino (la vasca dove vengono lavati gli stracci) e le pile (sorta di magli di legno mossi ad intervalli regolari da mulini ad acqua per la triturazione degli stracci); al primo piano vengono preparati gli stracci, ultimati i lavori di rifinitura della carta ed eseguito il confezionamento in risme e in balle; all'ultimo piano trova posto lo stenditoio per l'asciugatura.
Le 8 cartiere di questo periodo raggiungono una produzione annuale di 16.000/20.000 risme di carta. Tuttavia proprio questa fioritura di cartiere e la conseguente prosperità portano, verso la fine del '600, alla guerra degli stracci: una contesa tra alcuni mercanti che, salpando dal porto di Viareggio vogliono esportare gli stracci, e gli imprenditori delle cartiere, che desiderano conservare in patria la materia prima. Ad ottenere la meglio sono i fabbrichieri della carta, così che l'esportazione degli stracci venne limitata e regolamentata. Il '700 si caratterizza come teatro di forti sviluppi nel settore e la carta continua ad essere fonte di un'intensa attività a Lucca.
La cartiera di Villa Basilica segue intanto la linea ereditaria dei Buonvisi, fino all'ottobre del 1800, quando la potente famiglia lucchese si estingue e il suo patrimonio si congiunge a quello dei Montecatini. La cartiera dei Buonvisi passa in mano ora ai Giusti, che la prendono in affitto.
In questo periodo si procede a un censimento delle fabbriche operanti negli ultimi trenta anni, valutando le capacità produttive delle singole cartiere, in modo di avere un quadro dell'andamento complessivo della produzione della carta. Le cartiere operanti quindi nello stato di Lucca sono dodici, di cui cinque insediate nel comune di Villa Basilica: sono quelle di Bestini, Bertolozzi, Biscotti, Buonvisi e Pacini. Le altre sono la cartiera Buonaccorsi a Colognora di Valeriana, Garzoni a Collodi, Micheli a Lucignana, Pollera a Piegaio, Santini a Chifenti, Sardi ad Anchiano e la cartiera Tegrimi a Vorno. Tra queste, un numero ridotto sono quelle che funzionano con continuità e ad un buon livelli.
Si arriva così alle soglie del XIX secolo, che porta con sé la rivoluzione della carta paglia. Il panorama delle cartiere a Lucca e soprattutto nella zona di Villa, lungo gli argini della Pescia minore, cambia profondamente: siamo ormai alla moderna industria cartaria.
Il 1834 viene identificato come un momento di svolta molto importante per il settore cartario a Lucca: in quell'anno, infatti, un farmacista di Villa Basilica, Stefano Franchi, inventa per caso la carta-paglia, ossia la carta gialla usata per imballare. Si tratta di un composto di paglia, calcina e acqua. Grazie a questa "invenzione" può essere creato un prodotto di facile rifornimento e a basso costo. Il successo ottenuto è davvero notevole: basti pensare che nel 1911 la provincia di Lucca "vanta" 106 cartiere artigianali e a conduzione familiare, con circa 1.400 addetti in totale. Un contesto nel quale proprio la carta-paglia continua ad essere il prodotto principale con 65.000 quintali di produzione l'anno. Tanta è l'importanza della carta-paglia, che proprio nel quartiere lucchese di Borgo Giannotti viene stabilito il prezzo della materia prima (la paglia) e definito il costo di riferimento per tutta Europa.
Nel 1971 le cartiere di Lucca sono 211 e proprio negli anni Settanta la carta-paglia viene sostituita dalla produzione di tissue e cartone ondulato. Finisce l'era della tanto amata "carta gialla": nel 1976 una legge, rivolta a proteggere l'acqua come bene ambientale, ne rende, infatti, troppo onerosa la produzione. Fortunatamente le aziende locali hanno la capacità di trasformarsi e dedicarsi ai nuovi prodotti, creando a Lucca un polo cartario d'importanza mondiale.

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